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Aldo Palazzeschi
da “Come conobbi
Campanile” Pegaso ottobre 1930

"…Giunto a Venezia la sera,
mi procurai il libro di Achille Campanile Ma che cosa è quest'amore?
per provare la mia impressione attraverso quella del
brigadiere di Pisa.
Vi dirò subito che la lettura di quel libro mi fece ricordare
quando bambino mangiavo il riso coi fegatini, e, regolarmente,
sceglievo dal riso uno ad uno tutti i pezzetti di fegatino; e
mia madre, che aveva fatto finta di non accorgersi del
maneggio, non appena mettevo in bocca l'ultimo fegatino me lo
fermava in gola fulminandomi: " Ed ora guai a te se non mangi
tutto il riso!".
Mi parve, quel primo libro di
Campanile, un gustosissimo assieme di spunti e di trovate
cucite più o meno abilmente, e ch'egli vi si affaticasse
attorno come un legatore di gemme per formarne un tutto.
Allora seguitando questo artista a scrivere ed io a leggerlo
attentamente, le cose sono cambiate a segno che l’esempio del
riso coi fegatini non calza più.
Campanile ha conquistato una scrittura sua, una frase
personalissima per mezzo della quale espone una originale
visione della vita e del mondo in una struttura omogenea e
compatta.
Via via sviluppandosi, egli è
pervenuto ad essere sotto i nostri occhi una vera e propria
maschera, una maschera tragica attraverso la quale la comune o
banale vita borghese che ci circonda, si ritorce, si dibatte e
si divincola col suo esile corpo nell'impossibilità di
sostenerla, o l'assume e ne fa pompa con una naturalezza
altrettanto sproporzionata, per cui ora ti pare di vedere
depositare un baule o un sacco di carbone nelle braccia o
sulle spalle di una gentildonna in abito da ballo, ora di
vedere eleganti giovinotti pavoneggiarsi fieri e sicuri d'una
rosa o d'una gardenia all'occhiello mentre non ci hanno che un
mazzo di carote o di cipolle, o di vedere uno che creda di
avere in testa un cimiero o una corona da re e non ci abbia
che una padella sudicia, o il cimiero e la corona siano di
foglio.
E' questo del Campanile, l'umorismo tragico e tipico del tempo
nostro in un campione dei più genuini ed intensi, che
sviluppandosi ed evolvendosi sempre più invade e corrode il
campo del dramma di cui conserva ancora, in fondo alla risata,
un senso di amarezza.
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