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Come spesso
accadeva a Campanile, molti dei suoi lavori traevano spunto
dalla realtà. E’ il caso della commedia “L’amore fa fare questo
ed altro”. L’idea, come è raccontato nella biografia di
Benigno, mai pubblicata, venne allo scrittore che si trovava in
vacanza con Emy Mascagni, in quel momento sua compagna e Letizia
di “Benigno”. Allo scrittore, Benigno, vedendo che il
figlioletto di Letizia (Emy) non aveva voglia di studiare e
faceva disperare la mamma, balenò un’idea per la commedia:
proporre ad un professore di vestirsi da ragazzino per fingersi
un compagno di giochi del bimbo e, tra un gioco e l’altro,
istruirlo.
Quando qualche tempo dopo scrisse la commedia, “drammatizzò” lo
spunto sostituendo la mamma con un papà bislacco, separato dalla
moglie.
Le pagine del diario riferiscono della prima ed unica
rappresentazione a Roma al Teatro Barberini che faceva
seguito ad altre rappresentazioni, in particolare a Milano dove,
come a Roma, della commedia non si arrivò a rappresentare il
terzo atto.
Fu un disastro e gli attori si rifiutarono di completare la
rappresentazione. Questo scatenò la solidarietà di
Pirandello e Bontempelli. Quest’ ultimo in una lettera su carta
intestata Reale Accademia d’Italia esprime solidarietà per lo
scandalo della compagnia Za Bum ( De Sica, Rissone, Melnati)
che, dopo i fischi al Barberini per la rappresentazione di
L’amore fa fare questo e altro, si rifiutò di proseguire le
recite.
Frascati 12 giugno XI
Caro Campanile, la mancata solidarietà da parte della Zabum, che
non ha capito l’onore d’essere fischiata con te, è stata
scandalosa. Sarebbe una bella occasione per stabilire una buona
volta che i comici hanno anche dei doveri verso l’autore.
Affettuosamente.
Tuo Massimo Bontempelli
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Dal diario dell' anno 1933
Giugno
9 venerdì
Al barberini “L’amore fa fare questo e altro”. Alle prove, alla
rappresentazione e poi al commissariato in tassì. Disastro.
Vincenzo, Bubi e Emi.
10 sabato
Mi telefona D’’Aroma. Bontempelli, Pirandello, De Bellis del
Marc’Aurelio.
11 domenica
Mattina. All’inaugurazione Festa del Libro incontro Ferretti che
deplora meco l’accaduto al Barberini e mi dice: “Ma il giudizio
lo daremo noi. A Viareggio”. Mi consiglia di concorrere al
Premio Viareggio ( lui è il presidente della commissione) con
“Cantilena all’angolo della strada”. Idem Amicucci ( che poi mi
consiglia di comperare e farmi firmare un libro di Repaci, che
fa parte della giuria e che scrisse un articolo violentissimo
contro di me in occasione della prima di “L’amore” su un
settimanale letterario milanese diretto da Angelo Frattini)
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“Ai miei nemici”
ricordava Campanile “non andava soprattutto
l’entusiasmo dei fanatici, di quelli che mi sostenevano.
Quando davano la mia commedia L’amore fa fare questo ed altro
c’erano ogni sera battaglie. Era la storia di un ragazzino che
non ha voglia di studiare; e allora il padre ha l’idea di
affidarlo ad un professore travestito da ragazzino che, mentre
gioca assieme, gli fa lezione. Figurarsi con la concezione sacra
che, degli studi o della scuola, si aveva allora”.
“A gran parte del
pubblico” era solito ricordare lo scrittore “dava sui nervi che
alcuni gentili sprovveduti cominciassero subito ad applaudire
facendo “eh..oh..” Allora gli altri, e mi pare avessero
ragione, gridavano a loro volta: “imbecilli!” “cretini!”. Così
era un clamore un vociare, gli uni “bravo! All’Accademia
drammatica”, gli altri “ Al manicomio!”
“Proprio alla sera della
prima, l’impresario del teatro mi pregò di salire sul
palcoscenico, di fare qualcosa per riportare la calma. Mi
scongiurò: “ Gli parli, tenga una conferenza”. Andai sulla
scena, nel frastuono chiesi a gesti la parola, finalmente si
fece silenzio. Allora dissi: “Se state buoni, ve ne facciamo
sentire un altro pezzetto” e feci bissare il finale. Veniva giù
il teatro”.
“Altre volte, in
provincia, dovevamo organizzare la fuga, fissando gli orari in
modo che appena sceso il sipario filassimo in stazione e ci
fosse un treno in partenza. Di regola una parte del pubblico si
accaniva a sfondare le porte dei camerini, per linciarci. Ma
correvamo lo stesso questo rischio per via degli incassi,
siccome la gente era attirata proprio dal clamore, dalla
certezza che sarebbe finita a botte: la compagnia, che menava
una vita grama, teneva di riserva “L’amore....” e, dopo una
settimana o due con altre commedie, la metteva in cartellone per
la sera della partenza. Poi in treno ci dividevamo il bottino,
gli incassi. Una volta venne persino ad accompagnarmi alla
stazione, in divisa, un gruppo entusiasta di ufficiali della
scuola di artiglieria. Gli altri viaggiatori mi guardavano con
rispetto, sentii uno che diceva: ”Così giovane; ma deve essere
un generale in borghese”. |
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Campanile nel 1933 vince il Premio Viareggio con “Cantilena
all’angolo della strada”,
una raccolta di
saggi, vere e proprie di meditazioni che lo scrittore aveva
composto nel corsivo di terza pagina della Tribuna e de La
Stampa, tra il 26 ed il 30. Campanile era stato invitato con un
telegramma a prendere parte alla serata finale del Premio. Di
inviti del genere ne riceveva molti ma era deciso a non andare.
Solo all’ultimo momento, approfittando per trascorre una
giornata al mare si reca a Viareggio. |
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Dal diario dell' anno 1933
Luglio
30 domenica
Parto per Antignano in auto da Roma, con una mezza idea di
proseguire per Viareggio, dove ci sarà il premio Viareggio al
quale mi hanno indotto a concorrere Ferretti e Amicucci.
A Quercianella resto bloccato perché c’è la corsa
automobilistica Circuito di Montenero e la strada è chiusa.
Pranzo a Quercianella nella sosta forzata.
Agosto
2 mercoledì
Vado a Viareggio al Royal da Amicucci che piange perché
moglie malata a letto (saprò poi.... aborto). Vedo Ferretti che
mi complimenta per servizio Giro di Francia.
Amicucci mi dice di non farmi vedere. Riparto subito per
Antignano.
3 giovedì
Antignano. Trasferisco auto nel garage del Cremonini (5£ al
giorno). Ogni mattino allo stabilimento (ingresso 0,50) e bagno.
6 domenica
A Viareggio con il Premio Viareggio.
Offro una cena a Ferretti e a Fontana.
Alla pensione Margherita dalla moglie di Rapaci che mi dice: “E’
impossibile che lei non ce l’abbia con mio marito dopo
quell’articolo”. Io divertito: “No, glielo assicuro”
……. Ministro Alfieri. Borelli arriva la sera e a Vergani andato
a prenderlo alla stazione dice costernato perché il premio a me.
“Non me ne parlare!”. Vengo a sapere che Vergani ha tentato con
ogni mezzo di fregarmi e che Salza - che io conosco appena - si
è battuto per me.
………….La sera la prima persona che incontro al Royal è il maestro
Pietri che si complimenta con me. Raul Radice mi invidia
vedendomi ripartire in auto col premio. Viscardini mi dice: “E’
permesso chiedere un prestito al vincitore?”. Credo che scherzi
e dico: “Ma vai, che sei un ricco signore!” (poi capirò che
diceva sul serio). Tutto questo l’indomani mattina.
La sera Del Pelo cantò e suonò, Marinetti fece discorso su
me. La Masino, candidata di Bontempelli ..... l’amante, ebbe un
premio di consolazione. Burzio un riconoscimento platonico per
il suo Demiurgo (mi telegraferà complimentandomi). |
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La notizia della
vittoria di Campanile, non senza qualche invidia da parte di
alcuni colleghi, si era già diffusa nel pomeriggio della serata
finale ma Campanile rimaneva sorpreso di tanta attenzione nei
suoi confronti. Solo a mezzanotte, quando salirono sul palco
della premiazione i componenti della giuria ( Pirandello, Carlo
Salsa, Rapaci, Colantuoni, Amicucci, Vergani, Lando ferretti, Di
Marzio e Luigi Monelli) e nel silenzio generale Filippo Tommaso
Martinetti annunziò che il premio Viareggio 1933 era stato
assegnato al libro di Campanile, solo allora capì che non si
trattava di uno scherzo.
Il premio consisteva in ottomila lire e quello era l’ultimo anno
in cui si celebrava con concorso per successive selezioni.
Dall’anno successivo, infatti, il Premio Letterario Viareggio si
sarebbe svolto con la designazione, da parte di ciascun
commissario, di una “cinquina” di nomi, sui quali la giuria si
sarebbe espressa. |
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Dopo essere entrato alla Gazzetta del Popolo di Torino, a sue
spese Campanile era andato in Scozia mandando corrispondenze in
cui diceva di aver trovato il mostro di Loch Ness, di aver
fatto amicizia con lui, di averlo fatto uscire dal lago e di
avergli insegnato l'inglese: raccontava che il mostro era
tristissimo perché si sentiva troppo solo, unico superstite di
una specie scomparsa da millenni.
“Ammetto che ebbi successo presso il pubblico, tanto è vero che
quell’ anno a Carnevale, fu di gran moda presentarsi ai veglioni
mascherati da dinosauro. Insomma andò benissimo: il direttore
del giornale, dapprima non aveva voluto mandarmi in Scozia a
catturare il mostro. Aveva i suoi dubbi sulla vicenda. Così ero
partito a mie spese: ma proprio la mattina in cui arrivò il mio
primo articolo, La Stampa, il giornale concorrente, dava una
notizia sull’animale preistorico. Così il giorno dopo la
Gazzetta pubblicò la mia corrispondenza. Risultato: alla fine mi
sono state rimborsate tutte le spese”. |
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Dal diario dell' anno 1933
Dicembre
15 venerdì
….Propongo a Amicucci di andare in Scozia per mostro Lock Ness.
Lui dice che non interessa e rifiuta.
20 mercoledì
Faccio da Roma servizio immaginario per mostro Lock Ness.
21 giovedì
Il primo articolo esce proprio oggi giorno in cui sulla
“Stampa”, giornale concorrente, esce un ampio servizio in grande
evidenza, 3 pagina, sul mostro, da Edinburgo. Il mio articolo
batte il servizio della “Stampa” e salva la “Gazzetta del
Popolo” da una fregatura. Amicucci è raggiante: Mi prega di
insistere. Nei giorni seguenti mando sei articoli, uno al
giorno.
23 sabato
Esce il II articolo su Lock Ness |
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“ L’intervista con il
mostro di Loch Ness fu un colpo di fortuna. L’ho intervistato,
si capisce, ma poi son rimasto con lui perché eravamo diventati
amici. Era una specie di dinosauro che aveva imparato a
parlare inglese e faceva osservazioni assai sensate sulla nostra
vita, come un autentico filosofo. Me lo portai appresso, venne a
Londra con me, lo accompagnai al circo equestre, al giardino
zoologico. E lui, che aveva ormai imparato bene a parlare, mi
faceva le riflessioni su questo mondo che lui non apprezzava.
Diceva: come siamo ridotti, questa inciviltà che c’è, ai miei
tempi... Si sentiva solo, poveraccio. A volte lo trovavo in
albergo ( in corridoio, il mio amico era così lungo!) che
piangeva perché non c’era più nessuno dei suoi; lui era l’unico
uovo che era finito sul fondo del lago. E al freddo si era
conservato e poi era venuto fuori questo mostro mentre tutti gli
altri erano morti. Non ho potuto farlo tornare nel Loch Ness
perché mi è morto una volta che lo portavo in giro. Ma non se
n’è accorto nessuno a Loch Ness... il turismo continua e ogni
tanto qualcuno dice di aver visto il mostro. E’ morto proprio di
nostalgia. E del resto questo ha avuto anche delle conseguenze
su di me, sul mio modo di scrivere. Portandomi ad un umorismo,
penso, meno astratto, meno impietoso ”. |
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