www.campanile.it

  E' stato presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino "Autoritratto" un testo inedito di A. Campanile. E' la "Storia" in persona ad intervistare Campanile! Ne viene fuori un’antologia personale particolarissima e una summa del suo metafisico, vertiginoso umorismo, dove poesia e assurdo, malinconia e gioia si fondono magicamente.


Prefazione ad “Autoritratto”
di Achille Campanile

Annoverato tra le opere teatrali, “Autoritratto” rappresenta, in realtà, un unicum nella produzione di Achille Campanile. 

Si sa, Campanile ha scritto di tutto. Romanzi, commedie, tragedie in due battute, recensioni di critica televisiva. Ha composto perfino canzoni e molto altro. Ma questo Autoritratto scritto per la Radio e trasmesso il 6 novembre del 1960 (la pubblicazione avvenne soltanto  il 3 marzo 1984 sulla rassegna mensile di teatro “Ridotto”),  si distingue per l’idea di scrivere un’originale autobiografia.

Probabilmente lo scrittore riteneva di avere già detto tutto e attraverso  l’autoritratto del suo lavoro  sembra emergere in lui il bisogno di cominciare a raccontarsi. Non è così. In realtà il romanzo "Il povero Piero", una riuscita riflessione ironica sul funerale e sulla morte, nel 1959 aveva interrotto quello che sembrava un dignitoso declino. 

Campanile inizia quindi a scrivere la sua autobiografia utilizzando, con una tecnica che oggi diremmo del “copia ed incolla”, pezzi delle sue opere, appunti, freddure, particolarissime tragedie, alternati a brani musicali, rimpastando e miscelando il tutto per ottenere un prodotto letterario del tutto nuovo. 

Gli scrittori, un po’ per timidezza e a volte per vezzo, non amano raccontare la propria vita. Non desiderano che si mettano in piazza le loro storie, a meno che a farlo non siano proprio loro stessi. Forse perché molto spesso quanto viene riportato è frutto di racconti, per così dire di seconda mano, che non sempre rispondono alla piena realtà. O perché sanno che difficilmente le biografie raccontano quello che uno scrittore famoso vorrebbe che si dicesse di sé. O forse perché non è facile accettare l’idea di trasformarsi in personaggi, essendo abituati ad essere autori.  

Campanile, che ha dato sempre di sé un’ immagine di uomo schivo, lontano dalla ricerca di una gloria che, se arriva va bene, altrimenti  pazienza, abbandona con “Autoritratto” ogni pudore ed ogni reticenza.

“Autoritratto” sembra smentire completamente ogni cliché dell’umorista triste, per consegnarci un Campanile che inizia un gioco. Sì,  deve aver rappresentato un gioco per  lo scrittore, quasi un divertissement. 

In realtà, proprio in quegli anni Campanile aveva iniziato ad annotare minuziosamente, su vecchie agende, i suoi ricordi.  Momenti importanti della sua sfera personale e del momento storico che l’Italia stava attraversando, insieme a particolari poco significativi della sua vita. E’ curioso notare come lo scrittore compia con i suoi diari una sorta di viaggio a ritroso nella memoria, iniziando solo in quel periodo a mettere insieme e ad annotare, con dovizia di particolari, ricordi, date ed avvenimenti con riferimenti a partire già dagli anni ’20. Diari che il figlio dello scrittore, Gaetano, ha deciso di divulgare attraverso il sito internet dedicato al padre www.campanile.it

Non bisogna però dimenticare che la vera autobiografia Campanile l’aveva nel cassetto. Dai ricordi della moglie Pinuccia viene fuori chiaro che quei pezzi erano soprattutto tessere del grande mosaico che, in segreto, Campanile stava mettendo insieme per “Benigno” romanzo che sarebbe stato pubblicato nel 1981, solo dopo la sua morte.

Ma “Autoritratto” è appunto un’altra cosa. Vi si trova un Campanile che sembra quasi che  abbia voglia di divertirsi, anche quando parla della Morte.

Il tono autocelebrativo che pare debba caratterizzare il lavoro, (è nientemeno la Storia ad “intervistare” lo scrittore), si  stempera immediatamente. Lungi dal prendersi troppo sul serio Campanile “gioca” quasi con l’inconsueta e importante Intervistatrice. 

STORIA - Permetta che mi presenti: io sono la Storia. 

CAMPANILE - Oh, come si mantiene bene. Così antica, e sembra una giovinetta. Fresca come una rosa.  

STORIA - Le dirò: io rinasco ogni giorno. 

CAMPANILE - Beata lei. E, a che debbo il piacere della sua visita? 

STORIA - Ecco, io vorrei che lei mi facesse l'autoritratto del suo lavoro.  

Del resto cosa aspettarsi da uno che si dichiarava “L’inventore del cavallo”?

“ La vita non bisogna prenderla sul serio” diceva ”Si vendica, altrimenti. E i miti crollano, uno dopo l'altro, e dunque saperlo prima degli altri è un atto di prudenza.”

E lo scrittore, di fronte alla Storia, non si scompone affatto, raccontando, episodio comune a tutti i mortali, di come abbia pronunciato  la prima parola. 

CAMPANILE - Sì. M'hanno raccontato che, appena venuto al mondo, mi guardai intorno con curiosità e tacqui, come se pensassi. Ma per parecchio tempo non pronunziai sillaba, tanto che in casa temevano che fossi muto. Non piangevo nemmeno. E dovevano darmi sculaccioni ordinati dal medico, perché assumessi un contegno meno impassibile e piangessi, per rafforzare le corde vocali. 

STORIA - Bella età, in cui piangere serve almeno a rafforzare le corde vocali. 

CAMPANILE - Una sera fui portato alla finestra in braccio alla balia. Era una sera estiva di festa nazionale e la casa affacciava su una grande piazza tutta illuminata per l'occasione. Gli edifizi erano incoronati di fiammelle palpitanti che ne disegnavano le sagome su quel cielo trasparente e fiorito delle sere d'estate. Fiammelle erano sui davanzali e tutte vacillavano a un vento leggero e profumato, che gonfiava le bandiere e gli arazzi. Su un palco illuminato suonava con calma una banda, piano piano, coi piatti in sordina, che seguivano passo passo una musica lieve. 

(Musica di banda che suona quasi in sordina accompagnando un coro di voci ) 

CORO - (cantando) - Tutte le bande in piazza io lascerò, suonano verso sera tutte per me, suonano piano piano per dirmi che tutte le bande in piazza io lascerò

(Continua la banda in sottofondo) 

CAMPANILE - La folla in abiti chiari circolava lentamente, sorbiva gelati, conversava a braccetto in un brusìo carezzevole e sonoro. Alla vista di tutte queste cose, io, che dalla nascita non avevo ancora fatto udire la mia voce aprii la bocca e imprevedutamente feci: "Béé!..." La casa fu in rivoluzione. "Ha parlato, ha parlato!", si gridava al colmo dell'allegrezza e tutti accorrevano dalle varie stanze, manco avessi fatto chi sa che discorso. Ho dopo molti anni pronunziato conferenze in teatri affollati. perfino in America, con intervento di autorità, di ambasciatori. Ma non ho mai più avuto un simile trionfo con una sillaba sola e credo che con una sillaba sola nessuno al mondo l'abbia mai avuto. Quello fu uno dei più grandi successi oratorii che la storia possa annoverare. 

“Autoritratto”  consente a Campanile di passare in rassegna la sua vita. Dai primi successi ginnasiali con la tragedia giovanile Rosmunda, alle tragedie in due battute, fino ai primi romanzi che furono dei veri best seller  per l’epoca. Campanile nel suo abilissimo collage ci dà degli assaggi e sembra voglia dire, parafrasando se stesso, quando apparve sul palco alla prima de “L’amore fa fare questo ed altro”, per placare la folla infuriata,  “Se state buoni, ve ne facciamo sentire un altro pezzetto” . 

E nel commiato finale la Morte, mai nominata ma sempre rispettata, rimane sullo sfondo.

Campanile sosteneva che prendere in giro la morte sarebbe come fare una specie di lotta con i mulini a vento. Anche perchè non ne sappiamo niente, purtroppo, e ne faremmo volentieri a meno. Comunque, la morte permette di ridere della vita: dei difetti fisici che hanno gli uomini, delle loro debolezze, dell’età. 

Ci avrà aiutato Campanile con il suo “Autoritratto” a farci comprendere chi fosse veramente? Uno scrittore? Un umorista? O ancora una volta avrà giocato con noi, raccontandoci una storia, come tante sue storie, dove poesia e  assurdo, malinconia e ilarità comminano insieme dandosi la mano e non si separano mai.  

 

Silvio Moretti e Angelo Cannatà
 

top | back

  Sito realizzato da A. Cannatà e S. Moretti - © Gaetano Campanile - Tutti i diritti riservati