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SOSTA
II
UN "CASO" NELLA MIA SQUADRA
Rimini,
19 maggio
Battista
me ne
ha fatto una grossa.
Come dissi ieri, egli, un
minuto dopo la partenza da
Ferrara, forò ed ebbe una crisi.
Vidi da lontano i suoi bianchi favoriti agitati da un tremito nervoso, ma
non potei fermarmi altrimenti perdevo i
posti di
coda. Non
ne seppi più nulla lungo tutta la tappa Ferrara-Rimini.
Pensavo che sarebbe arrivato insieme con Gerbi, il Diavolo Rosso.
Invece, dopo il traguardo, vengo in albergo e lo trovo che mi aspetta da
alcune ore.
BATTISTA
RIESCE A FARE UNA TAPPA
IN TRENO ALL' INSAPUTA DI TUTTI
“Sono
venuti in treno”
fa, placido e soddisfattissimo. “Zitto, disgraziato!”, dico,
chiudendo la porta. “Non ti far sentire. Vuoi essere squalificato?
“Perché?
Non si può?”
«Proibitissimo.
Fortuna che ho firmato io per te.
Ma sia la prima e ultima volta.
Hai voluto partecipare il Giro, e non so biasimarti; ma devi dimenticare
il treno. Qui, di ferroviario, non c’è che la Locomotiva Umana. Siamo intesi?
Promettimi che non
lo farai più”.
Battista
ha abbassato il capo canuto.
“Lo
prometto.”
Il
buon vecchio aveva i lucciconi. Mi si è stretto il cuore.
“E
la bicicletta?” Gli ho chiesto, battendo una mano sulla spalla.
“Segue
a bagaglio.”
Guardate
se è questo il modo di partecipare al Giro d’Italia!
“Vai,”
ho detto “vai a svincolarla senza dare nell’occhio alla giuria”.
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