Le origini, la famiglia, il giornalismo, i successi e il pensiero di Achille Campanile.
Ad un certo punto della sua vita, nel 1969, Achille Campanile decise di ritirarsi a vivere in campagna, per appagare anche una sua vecchia
aspirazione e per assecondare i desideri della moglie.
Comperarono così una casa a pochi chilometri da Velletri, in contrada Arcioni. Campanile si raccomandava sempre di precisare, "comune di Lariano",
ed aggiungeva che, come Omero era conteso fra undici
città..., a lui bastava essere conteso da due, appunto Velletri e Lariano.
La casa era un casale di contadini rimodernato con semplicità, ampio e comodo, con un viale d'accesso di giovani cipressi. Non una di quelle
ville che pure l'intorno si erano fatte costruire personaggi dello spettacolo, della televisione o della politica.
Quando la famiglia Campanile acquistò la casa c'erano già un vigneto e qualche ulivo. Gli alberi da frutto li piantarono, belli grandi
perché, potessero dare i frutti subito, e misero su anche un pollaio, con galli, galline, tacchini, oche. "Fu così che cominciarono i guai" come lo stesso
scrittore ricordava ogni volta che gli si chiedeva come era proseguita l'esperienza "contadina". "La mano d'opera , che non si trovava, oppure veniva nelle
giornate sbagliate magari a spruzzare il verderame quando diluviava, oppure all'improvviso, quando tutto era organizzato, entrava in sciopero, e chi s'è visto
s'è visto".
"Un giorno" racconta lo scrittore "fu portato in tavola uno stupendo tacchino arrosto. I bambini, tutti noi, lo guardammo senza dire una parola,
pallidi. Poi il più piccolo disse un nome, il nome del tacchino, che fino al giorno prima era stato in giro per la casa, venendo a prendere il becchime dalla
sua mano, e scoppiò a piangere. Si misero a piangere tutti. Nessuno volle assaggiarlo. Da quel momento tutti gli animali commestibili furono banditi, e
s'infranse definitivamente il sogno della vita agreste. Per farla breve successe che mangiammo pesce il giorno stabilito per gustare il nostro primo pollo
ruspante. Ci fu un periodo che andammo avanti a pesce. Chi è il cannibale che tira il collo a un parente per poi mangiarselo "alla diavola"?
"Di animali, se permettete, in casa mia il più importante sono io", diceva spesso Campanile. Ma gli altri, quelli veri non erano poi tanto meno
importanti: un tacchino che era solito portare a spasso col guinzaglio era diventato così di casa e importante, quasi un parente che lo aveva chiamato Kikki Campanile.
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