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Ad Achille Campanile, essendo il più importante umorista italiano, è capitato di doversi occupare di televisione. Lo ha fatto per ben diciassette anni, dal 1958 al 1975, curando una rubrica settimanale per l'Europeo, alla sua maniera senza troppi peli sulla lingua, individuando, già con largo anticipo, i pregi e maggiormente i difetti del mezzo televisivo.

L'idea di fare la critica televisiva, in realtà, era stata preceduta da una esperienza piuttosto singolare nei confronti del cinema. Esperienza appena abbozzata e non conclusa. A metà degli anni '50, Campanile non se la passava bene. La sua stella sembrava si fosse eclissata. Gaetano Baldacci, fondatore del Il Giorno, gli propose, allora, di mettere in versi le trame dei film che venivano proiettate nei cinema di Milano. Campanile scrisse alcune brevi poesie ma poi l'idea venne abbandonata e così la possibilità di avere una piccola storia del cinema in versi andò definitivamente perduta.

Successivamente Campanile fu recuperato, prima dal Giorno e poi dall'Europeo per il quale diede vita alla fortunata esperienza di critica televisiva.

La scemenza la vogliamo facoltativa



Quando Campanile comincia a scrivere le sue critiche la televisione è nata da quattro anni appena. E' ancora troppo giovane, non si sa bene che cosa sia, come funzionerà. Se l'approccio iniziale è entusiasta, alla fine lo scrittore se ne mostrerà deluso. Campanile si rende subito conto che se da un lato la televisione può assolvere ad un ruolo di informazione tempestiva ed aggiornata al servizio del pubblico, dall'altro deve constatare che viene usata male, a volte con arroganza, rivolgendosi ad un pubblico che viene ritenuto, dai programmatori, poco più che analfabeta.
"Essi credono" diceva lo scrittore parlando di certi dirigenti Rai "o fingono di credere che, per essere capiti dagli incolti e dagli analfabeti, occorra essere dei cretini... la scemenza la vogliamo facoltativa, non obbligatoria!".

Campanile si scagliava contro il basso livello delle trasmissioni, la moda già allora dilagante dei telequiz, dei presentatori, delle annunciatrici tutte uguali "si somigliano anche nei nomi un'Anna Maria, una Bianca Maria, una Grazia Maria" utilizzando, molto spesso come pretesto l'evento televisivo per arrampicarsi in paradossali, esilaranti satire contro le banalità, il cattivo gusto e i luoghi comuni somministrati attraverso il piccolo schermo.

Era una televisione modesta fatta di autocensure e di durissime censure. Di satira politica neanche a parlarne. Poteva accadere come successe a Dario Fo nella famosa Canzonissima del 1962, di essere "invitati" cortesemente ad accomodarsi alla porta.

Campanile non risparmiava proprio nessuno. Tra i suoi bersagli anche personaggi illustri del nostro '900 letterario come Montale e Bacchelli, entrambi suoi amici.


Uffa la TV


Sui motivi per i quali alla fine Campanile lasciò la sua rubrica di critico televisivo all'Europeo, lo stesso autore, alla sua maniera così li spiegava: "Per tanto tempo ho tenuto una rubrica di critica televisiva, sull'Europeo. Poi ho lasciato.

Purtroppo. La televisione era l'unica cosa che riuscisse a farmi dormire. Io soffro terribilmente d'insonnia. Con la televisione, ogni tanto dormivo. Ora, invece, non ci riesco più. Il mio guaio è che non dormo, e amo lavorare di notte. Avendo questa dannata abitudine di lavorare di notte, in realtà riesco a lavorare sempre l'indomani. Cioè, la notte comincio a lavorare, poi mi distraggo, passeggio, o sonnecchio, ed è già l'indomani. Sono lo scrittore del giorno dopo. Sapesse come la vita mi si è abbreviata, in questo modo."

"Ho smesso di occuparmi di televisione perché mi ero scocciato. Incontravo una certa difficoltà a trovare motivi per continuare a dir male della televisione. Mi pareva di aver detto quasi tutto". Mi sarebbe piaciuto, una volta tanto, fare un articolo sui nuovi telegiornali, e giornali radiofonici. Ma dovrei fare una tale fatica, in principio, per distinguerli uno dall'altro, e quando poi fossi arrivato a distinguerli, che bel risultato... Stremato, distrutto, non potrei che scrivere un articolo per dimostrare che telegiornali e giornali radiofonici sono la stessa cosa anche se cambiano le facce e il resto. No, per carità".

Una vasta parte degli articoli scritti sull'Europeo, precisamente quelli dei primi dieci anni di critica televisiva , dal '58 al '68, sono raccolti nel volume pubblicato soltanto nel 1989 La televisione spiegata al popolo, a cura di Aldo Grasso. Quegli articoli, scritti appunto oltre trenta anni fa, offrono irresistibili momenti di divertimento e dimostrano ancora una volta la genialità di un autore, così multiforme, nel preconizzare l'evoluzione della televisione.