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Un argomento che Campanile amava affrontare con animazione era quello delle donne: le donne della sua giovinezza e anche le donne d'oggi. Come uscirà dalla sua testimonianza la mitica Donna degli Anni Trenta, che emergeva pallida e languorosa dalle pagine dei romanzieri alla moda: ora fragile e indifesa, ora bella, crudele, terribile Dea dell'Amore? La donna giocattolo di Pitigrilli, la donna che difendeva il mistero del suo sesso con i puntini di reticenza di Guido Da Verona?

Le donne" amava dire socchiudendo gli occhi, "mi piacciono e mi sono sempre piaciute. Posso dire che sono state spesso la consolazione della mia vita, forse troppo. Però mi hanno dato anche tanti grattacapi, tanti fastidi. Litigi, gelosie... Sì, sono capitato sovente con donne tremendamente possessive."


Le "scenate"

Me ne ricordo una che mi faceva scenate incredibili per un nonnulla . Una volta, durante una sua vacanza al mare, ebbi occasione di incontrare una comune amica che mi condusse a casa sua. Un'avventura che durò poche ore, ma quella carogna per dispetto andò a raccontare tutto all'altra, la quale dapprima non volle crederle e poi le chiese di scriverle tutta la storia in una lettera. A quel tempo lavoravo in un giornale di Roma.

Un giorno vennero ad annunciarmi la sua visita in redazione, io gli dico di aspettarmi in un salottino dove attendeva già altra gente, e dopo un po' la raggiungo. Lei appena mi vede mi porge la lettera col resoconto del tradimento e mentre io leggo mi appioppa dinanzi a tutti un tremendo schiaffone che mi fa saltar via la "caramella", poi scompare. Tutti mi guardano imbarazzati e io, più imbarazzato di loro e dolorante, cerco di cavarmela dicendo: "Sempre il solito scherzaccio...". Quando, più tardi, andai a casa sua, andò a finire che ci prendemmo a pugni e a calci. Lei aveva un figlio di pochi anni che vedendoci azzuffare pensò che si trattasse di una specie di gara sportiva e cominciò a fare il tifo gridandomi: "Dai, forza, buttala a terra".



"Un'altra donna, con la quale mi trovavo in una nota località di mare, per poco mi fece arrostire vivo. Io avevo deciso di assentarmi per una breve gita con un amico venuto a trovarmi, ma lei pensava che ci fosse sotto chissà che cosa. Dopo avermi spiato tutta una sera mentre mangiavo al ristorante col mio amico, entrò nottetempo nella mia stanza d'albergo e, senza pensarci su, diede fuoco alla zanzariera sotto la quale dormivo. Mentre balzavo fuori dal letto spaventatissimo, cominciò a scagliarmi addosso tutto ciò che le veniva a portata di mano, finché le fiamme che ormai stavano attaccando i mobili ci costrinsero ambedue a spegnere l'incendio con l'acqua del bagno. Quando l'ultima fiammella fu estinta, non paga, prese il vestito buono e la camicia che avevo preparato per la gita dell'indomani e me li mise a mollo nella vasca da bagno. Poi uscì lanciandomi un'occhiata di disprezzo. Inutile dire che, con sua grande soddisfazione, dovetti rinunciare alla gita."

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La gelosia


Ricordo una terza donna gelosissima, la quale negli accessi d'ira non trovava di meglio per sfogarsi che strappare i fogli a cui stavo lavorando. Dopo un po' dovetti ricorrere allo stratagemma di buttare appallottolati nel cestino della carta straccia gli originali finiti e di lasciare sul tavolo gli appunti e le brutte copie. Passata la sfuriata, recuperavo i fogli dal cestino, li stiravo e li mandavo in redazione o all'editore. Per qualche tempo, allora abitavo a Sanremo, tenni una valigia pronta in stazione per potermi sottrarre rapidamente alle sue ire in casi estremi.



Era una donna terribile. Una sera a Venezia, mentre stavamo al ristorante "Alla Colomba" e avevamo già ordinato, si avvicinò al nostro tavolo una ragazza che mi chiese un autografo. Appena se ne fu andata, la mia compagna, proferendo parole ingiuriose, si alzò e andò via piantandomi in asso. Quando tornò il cameriere dovetti mangiare due risotti ai frutti di mare e due fritti misti. Rientrando in albergo eravamo al "Danieli" salii cautamente fino alla nostra stanza, timoroso della scenata che avrei dovuto sicuramente affrontare. Non c'era nessuno. Sollevato, prima di richiudere la porta sbirciai nel corridoio. Ma appena misi fuori la testa fui colpito alla nuca da un pesante fermaporta. Fuggii lungo il corridoio inseguito dalla virago che evidentemente aveva requisito tutti i fermaporte del piano e me li tirava dietro alla cieca. Qualcuno di questi proiettili andava a finire contro le porte delle camere e cosi, mentre correvo, sentivo dietro di me usci che si aprivano e voci che dicevano "Avanti", "Ma chi è che bussa a quest'ora" "Che vergogna questo baccano!"



"Potrei raccontarne ancora tante. Di quella che in vagone letto, sempre per motivi di gelosia, mi spaccò quasi la testa con un colpo di tacco e spaventata si mise poi a urlare, chiamando aiuto. All'arrivo del conduttore trafelato, comprimendomi alla meglio la ferita, dissi che avevamo chiamato per avere dell'acqua minerale."

"Un'altra donna bella quanto sospettosa, mi tese un tranello con una lettera in cui fingeva di essere una mia ammiratrice e mi dava un appuntamento a Trinità dei Monti. Io abboccai e quando mi trovai dinanzi a lei mi beccai una schiaffone; per evitare il peggio dovetti scendere a precipizio la scalinata e dileguarmi in un provvidenziale taxi di passaggio."

"Certamente io davo loro tutti i motivi per essere gelose. L'ho detto, le donne mi sono sempre piaciute moltissimo. A quei tempi avevo una vettura sportiva americana che era una vera e propria trappola per ragazze... eppoi ero giovane. Ma le donne d'allora erano più facili alla gelosia. Quelle di oggi sono molto diverse; meno possessive, più disinvolte. Però qualche volta forse eccedono. Il femminismo, per esempio, che senso ha? Perché dico, allora venga pure il mascolinismo: se le donne vogliono l'indipendenza dagli uomini, speriamo che finalmente anche l'uomo possa essere indipendente dalle donne.

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