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Giorgio Montefoschi
da "La prima risata non si scorda mai" Il Messaggero 12/10/89
...E allora, vogliamo provare, una volta per tutte, a stabilire la misteriosa alchimia per la quale i romanzi di Achille Campanile, sicuramente uno dei grandi umoristi del secolo, ogni tanto cadono in disuso? È il destino, forse di ogni letteratura umoristica, snobbata dalle storie letterarie con la esse maiuscola? Il dilemma che, in fondo, ancora eccita la sensibilità di qualcuno: è un grande scrittore Campanile, o è un «grande» (come sostiene Guido Almansi) «qualcos'altro?».
O sono i tempi che cambiano e fanno sembrare quella risata vieux jeu?

Credo di poter avanzare una mia ipotesi soltanto «meccanica» di codeste parziali eclissi. Voglio dire, in altri termini, questo. E cioè che, a differenza di altre forme letterarie che in qualche modo "rimangono" anche dopo la lettura, costituiscono archetipi o campi di tradizione orale o circuiti invisibili di sopravvivenza, la letteratura "da ridere", paradossalmente, è quella che si può raccontare di meno, che di meno "resta", anzi, nello stesso istante della lettura, si consuma e perisce. Quella di Campanile, poi, in massimo luogo. Con la conseguenza che la sua fruizione, leggere un romanzo di Achille Campanile, è un fatto che si esaurisce lì, riguarda chi lo fa direttamente, magari due, tre infinite volte, poi basta.