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Giri di parole 'di Barbara Silvia Anglani'
Se il ragno vacilla
di
Maria Luisa Altieri Biagii*



Se i critici letterari hanno trascurato Campanile, i lettori invece (moltissimi, da Montale a Eco) lo hanno apprezzato; ma forse non tutti si sono accorti che sotto il suo 'gioco' c'è un'informazione linguistica solida, aggiornata, che individua l'«onnipotenza» della lingua in rapporto ad altri sistemi di comunicazione. Nel racconto La mestozia un giornalista e scrittore licenzia la sua segretaria perché fa molti errori quando batte a macchina. Sotto le dita della ragazza un bandito stanco e «inzaccherato», diventa «inzuccherato»; le gare «nautiche» diventano «natiche» e attirano più di quelle automobilistiche.

La segretaria licenziata viene subito assunta da uno scrittore (amico del primo) che spera nell'inventiva della ragazza per avere successo. Lui le detta un noioso romanzo storico dal titolo La caduta dì un regno ed ecco che, sulla pagina bianca, fiorisce un titolo ben più raro e promettente: La caduta di un ragno. E il pubblico segue con passione le varie fasi della congiura contro il ragno, si emoziona quando i congiurati «affilano nell'ombra le spade», trema quando «il ragno vacilla», partecipa intensamente alla sua definitiva rovina.

Altrettanto fortunato il romanzo seguente, che parla di «cozze felici». Lo scrittore aveva dettato «nozze felici», ma la segretaria aveva originalmente trasferito la felicità alle cozze: «Chi avrebbe potuto immaginare quei molluschi felici?». Purtroppo la ragazza decide di iscriversi a un corso di perfezionamento in dattilografia: «S'esercitò, pose attenzione nel lavoro, diventò impeccabile. Fu il crollo». Così Campanile diverte il lettore ma, al tempo stesso, lo invita a riflettere sulla caratteristica fondamentale della lingua: quella di poter facilmente e illimitatamente produrre unità linguistiche fomite di significato., ("parole", "frasi", "periodi", ecc.) combinando in tutti i modi possibili quella manciata di unità elementari prive di significato (poco più di 20!) che chiamiamo "lettere dell'alfabeto" (nella lingua scritta) o "suoni" (nella lingua parlata) e che i linguisti chiamano fonèmi. Basta sostituire un fonema (nozze//cozze), o toglierlo, aggiungerlo (nauti-che//natiche), o cambiargli posto in una serie (ragno//rogna) per ottenere parole sempre diverse: le stesse di Dante o Manzoni, ma anche parole non ancora esistenti, che potremmo attivare in futuro. Le riserve della lingua sono inesauribili...



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