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Il diario di Gino Cornabó
Stavo proprio meditando sul modo come entrare in possesso d'un centone quando lo sguardo mi cadde su un manifesto attaccato a una cantonata, nel quale si leggeva: "Mancia di lire cento a chi riporterà in via tale al numero tale un cari barbone rispondente al nome di Flok ".

Avevo appena finito di leggere, quando vedo accovacciato sul marciapiede, proprio sotto il manifesto, un barboncino.

Il cuore mi dà un tuffo. - Che sia Flok? - penso.

Certo, per essersi messo proprio sotto quel manifesto, dava fondati sospetti che fosse Flok in persona.

Ho provato a chiamarlo: - Flok!

Il barboncino s'è messo subito a scodinzolare.

- Non c'è dubbio, - penso - dev'essere Flok.

Tuttavia ho voluto fare la controprova. L' ho chiamato:

- Flik!

Quell'asino s'è messo a scodinzolare come prima. " Flok, Flik, - penso - si somigliano troppo ". L' ho chiamato:

- Medoro!

Quel cretino mi guardava scodinzolando, proprio come se chiamassi lui. Ho provato con altri nomi:

- Giuseppe!... Fido!... Toby!... Zizì!

A ogni nuovo nome quel perfetto incosciente si metteva a scodinzolare come se fosse il suo nome. Cominciavo perder la bussola e la pazienza.

- Chi accidenti sei? - gli ho gridato. - Flok, Medoro, Fido o Giuseppe?


"Oh, cane, tutte le pensa. Nella sua astuzia è riuscito a ingannare il despota rosso".



Da: "Il diario di Gino Cornabó"
1942 - Rizzoli

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