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Questa commedia di A. Campanile fu trasmessa alla Radio il 6 novembre 1960 e pubblicata in "Ridotto", rassegna mensile di Teatro nel numero 3 di marzo 1984
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(Stacco musicale)

STORIA - Ma ci parli un po' della sua famosa commedia in tre atti "L'amore fa fare questo e altro", che suscitò tanti clamori.

CAMPANILE - Fu rappresentata circa trent'anni fa. I tempi erano forse immaturi. Il teatro era allora pieno di commedie serissime e spesso barbose. Figurarsi una commedia come la mia, in cui si vedeva un padre che, per far studiare il figlioletto ribelle, faceva vestire un professore da bambino, che giocasse con lui. Vengono a rapire il figlioletto e per isbaglio rapiscono il Professore vestito da bambino e da questo momento la commedia è tutto un caleidoscopio di avventure dei professore vestito da bambino, che vince perfino un Concorso di bellezza infantile, per camorra, è poì costretto a vestirsi da bandito, viene arrestato e condannato al taglio della testa, commutato poi nel taglio dei capelli, ecc. ecc. Il professore era nientemeno Vittorio De Sica e con lui recitavano Giuditta Rissone, Donadio, la Chillini, Melnati, Checco Rissone, Sibaldi, Pina Renzi ecc. Regia di Guido Salvini. La prima rappresentazione fu data al teatro Manzoni di Milano, che era allora il più importante d'Italia. Teatro gremito, non un posto vuoto, decine di persone in ogni palco, il loggione stipato.

S'apre il sipario e, nel silenzio succeduto ai clamori della pubblica impazienza, s'odono le prime battute. Ma che avviene? Non siamo ancora alla quarta battuta, che scoppia un uragano di applausi, seguito subito da una tempesta di fischi e urla.
il pubblico che contrasta. Ci sono due partiti, l'uno di tifosi entusiasti che applaudono freneticamente e l'altro di oppositori che per reazione ruggono indignati. Da questo momento non si sente che clamor di battaglia, che cresce al secondo atto. A un certo punto anche gli oppositori cominciano ad applaudire freneticamente. Salutare resipiscenza? No. Hanno visto in un palco Pirandello e Nicodemi: i due famosi commediografi, e li applaudono per fare una dimostrazione contro di me. Si grida: "Viva Pirandello! Viva Nicodemi!". I due vegliardi s'affacciano dal palco e s'inchinano ripetutamente. E' uno dei maggiori successi della loro carriera. lo mi faccio alla ribalta e dico al pubblico: "Scusate. ma c'è un equivoco: l'autore sono io". Il teatro veniva giù.

Durante il terzo atto, gli attori, invece di dire le battute della commedia, conversavano degli affari propri; tanto, nei clamori non si sentiva nemmeno una parola. Finito l'atto, cala il sipario, ma la folla non si muove dal teatro e continua a battagliare. Vogliono l'autore. Che mi vorranno fare, in nome dei cielo? L'impresario, più morto che vivo, mi spinge fuori dal sipario dicendomi: "Faccia una conferenza".

Una conferenza? In mezzo a un simile caos? Davanti a un pubblico che pareva una gabbia di belve feroci durante un incendio? Alla fine feci cenno di voler parlare. A poco a poco la tempesta si placò e successe un silenzio di tomba. Allora sorrisi benevolmente al pubblico e dissi:
"Se siete buoni, ve ne facciamo risentire un altro pezzetto".
E mentre la folla urlava, fu riaperto il sipario e gli attori bissarono il finale.

Scene selvagge avvennero in tutte le altre città dove fu rappresentata la commedia. Il terzo atto non fu mai sentito, avrei potuto risparmiarmi la fatica di scriverlo. A Torino una parte del pubblico cantava inni goliardici per non far sentire la commedia, un'altra parte dei pubblico cantava altri inni goliardici per non far sentire i canti avversari. I carabinieri di servizio litigavano fra loro, perché alcuni erano pro e altri contro. L'indomani spettatori venivano a trovarmi in albergo, a mostrarmi lividi, occhiali rotti e ferite per dimostrarmi la loro solidarietà, dimostrata in pugilati a teatro.



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