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Questa commedia di A. Campanile fu trasmessa alla Radio il 6 novembre 1960 e pubblicata in "Ridotto", rassegna mensile di Teatro nel numero 3 di marzo 1984
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VOCE CHE ANNUNZIA - "Se la luna mi porta fortuna"!

(Stacco musicale)

Squilli di tromba. Musica dell'entrata di Dulcamara nell"'Elisir d'amore".

VOCE DI IMBONITORE CHE ARRINGA LA FOLLA - Rispettabile pubblico, guardate questa penna stilografica. Non macchia, non consuma, non gratta la carta, è della migliore marca ed è garantita per dieci anni. Ebbene, io non ve la dò per cinquecento lire e nemmeno per quattrocento. In un qualsiasi negozio vi sentirete chiedere seicento lire. Ma io non ve la dò neanche per trecento. lo non sono uno dei soliti speculatori, né uno di quei gabbamondo che illudono il prossimo con la parlantina. No, signori. Questa penna io non ve la dò per duecento, né per la tenue somma di cento lire. Vedo già molti di voi che mettono mano al borsellino, credendo che io ceda questa penna al prezzo irrisorio di cinquanta lire. No, signori. lo non chiedo nemmeno trenta lire. Signori, che cosa sono per voi venti lire? Una miseria. Ma io non ve la dò per venti, né per dieci. Attenzione, signori. lo non ve la dò per nove, né per sette, né per cinque lire! lo non ve la dò per niente, perché questa penna è mia e me la tengo io!

(Stacco musicale. Musica di Dulcamara che parte)


Quanto vuole per tacere?
Un milione.
Continui pure.

(MUSICA)

CANTO - E tu, Barberina, suonavi il clavicembalo
nella stanza di raso color mandorlo
fiorito, coi ritratti dei nonni che guardavano
dalle lisce cornici ovali d'ebano.

Una vetrata a forma di rettangolo,
fatta di tanti piccoli quadrati,
metteva nel giardino dei melàngolo

Avevi la gonnella a crinolina
e i capelli divisi sulla fronte,
che n'è che n'è di te, mia Barberina?

Tra pizzi, tra fiocchi,
tra libri di suore,
tra vecchi balocchi,
non pensi all'amore
non senti i rintocchi
che segnano l'ore,
lontano dagli occhi,
lontano dal cuore.

ROSA - Lontano dagli occhi, lontano dal cuore!

CANTO - Voglio vederti piangere,
voglio veder quegli occhi scintillare,
come stelle lucenti sopra il mare,
come fior per rugiada la mattina,
mia Barberina,
non posso vivere,
senza di te.

ROSA - Come il sapone per la barba

VOCE CHE ANNUNZIA - "Giovinotti, non esageriamo", (Stacco musicale)

VOCE c.s. - Metodo per il giuoco del calcio in versi, o: tutti calciatori in quindici strofe. VOCE CHE DECLAMA -
Due schiere schierarsi,
cari signori,
d'un pari numero
di giocatori
quivi son undici,
undici là,
in questo vedesi
la parità.

Cinque precedono
sul verde smalto,
cui spetta il compito
d'ire all'assalto,

Veloci e rapidi
vengono e van,
"avanti" diconsi
e avanti stan.

Poscia tre seguono
tecnici e scaltri,
che il gettano
agli uni e agli altri;

i responsabili
son d'ogni azion,
mediani chiamansi
e tali son.

In varia ipotesi
niun d'essi falla,
se ai primi cinque
getta la palla,

o se pur gettala
dietro di sé,
dove a raccoglierla
son due, non tre.

Due che si chiamano
ambi terzini
al pericolo
stanno vicini;
quando s'approssima
troppo il pallon,
via lo respingono
con precision.

Sol dieci corrono
in ciascun campo,
ratti qual fulmine,
folgore o lampo.

A calci prendono
tutti il pallon,
con rapidissime
evoluzion.

Ma - sento chiedermi -
forse è un po' fiacco
quei che partecipe
non è all'attacco?

No, che l'undecimo
delle due schiere
la porta vigila
e fa il portiere.

E' questi l'unico
- tutti lo san -
che il pallon prendere
può con le man.

Gli altri, se il toccano,
fan tosto fallo
e allor rimettesi
l'oggetto in ballo

da un giocatore
del campo che
è contro quello
che il fallo fe'.

Nel campo notasi
poscia un signore
che non ha l'aria
del giocatore.

Con l'occhio vigile
segue l'azion
ma non partecipa
alla tenzon.

Ha giacca e - splendida
cosa a vedere -
ha sopra i tendini
le giarrettiere.
Forse e un intruso?
è spettator?
o a caso trovasi
fra i calciatori

No, quegli è l'arbitro
che, tra le schiere,
attento stassene
tutto a vedere;
che imparte gli ordini
di quando in quando,
l'inappellabile
dito abbassando;

che tutti esecrano,
che tutti offendono,
che tutti prendono
a bersagliar:

VOCI DIVERSE - (indignate:) -

- Arbitro presbite!
- Sordo e fanatico!
- Venduto!
- Miope!
- Cieco!
- Lunatico!
- Meticoloso!
- Iniquo inver!
e fegatoso
filibustier!

- Tu ci hai tradito!
- Leva quel dito!
- Getta il fischietto!
- Vattene a letto!
- Torso di cavolo!
- Vattene al diavolo!
- Facci il piacere,
cambia mestiere!

(Urla di tifosi contro l'arbitro: dal vero.)

VOCE CHE DECLAMA -

Non parla l'arbitro,
non dice niente,
ma udir fa un sibilo
molto frequente.

Se il pallon ruzzola
del campo fuori
vuol dir quel sibilo:
Fermi, signori!

(Ossia: Fermatevi,
or v'ha un inciampo,
perché il calciabile
uscì dal campo:

cioè: Fermatevi,
che v'ha un intoppo:
lungi è lo sferico
dal campo troppo.

Se a caso il toccan
o poi con la man,
vuoi dir quel sibilo:
Signori, pian!

(Il che significa:
Campion, t'arresta,
che, se permettonsi
colpi di testa,
colpi di petto,
colpi di piè,
l'uso interdetto
della man è.)

Se al portier prossimo
è il toccator,
il calcio egli ordina
ch'è di rigor.

Talor quei sibilo
val: Fermi un poco,
un v'ha che trovasi fuori
di giuoco.

Se del suo campo
dietro il confin
qualcun fa giungere
il palloncin,
ordina l'arbitro
per punizion
un calcio d'angolo
contro il fellon.

Non sempre il sibilo.
oppur fischietto,
vuol dir che l'arbitro
messo è in sospetto:

talora alludere
non vuole a un fallo,
ma sol comunica
ch'è l'intervallo.

Oppur significa:
Basta, signor,
del giuoco il termine
scoccato è or or
(Cosa che capita
dopo novanta
minuti, o al massimo
centocinquanta )

I punti valgono
quando il pallon
dell'avversario
va nel porton.

Allor di giubilo
un grido sol
parte dal pubblico
che grida: "Gol!...

Ma tu con fisime
anche in quell'or
la gioia intossichi
del giocator.

VOCI - (c.s..-) -

- Arbitro presbite,
sordo e fanatico,
venduto e miope,
cieco e lunatico.

meticoloso,
iniquo inver
e fegatoso
filibustier,

tu ci hai tradito,
leva quel dito,
getta il fischietto,
vattene a letto,

torso di cavolo,
vattene al diavolo,
facci il piacere,
cambia mestiere!

VOCE CHE DECLAMA -

Il calcio è lecito
solo al pallon
mentre che vietansi
pugni e ceffon.
Ma spesso capita
per troppo ardor
che i calci corrano
tra i giocator.

Allora il pubblico
dei partigiani
ratto qual fulmine
viene alle mani.

Picchiano giovani,
vecchi e bambini.
gridando: Stupidi,
sciocchi e cretini!

E' deplorevole,
ma chi potrà
l'umana vincere
fragilità?

Eppur tu subito
t'adonti e non
sopporti strepiti
delle person,

VOCI - (C.S..,) -

- Arbitro presbite, ecc. ecc.




































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