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Questa commedia di A. Campanile fu trasmessa alla Radio il 6 novembre 1960 e pubblicata in "Ridotto", rassegna mensile di Teatro nel numero 3 di marzo 1984
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VOCE CHE ANNUNZIA - "Agosto, moglie mia non ti conosco".

(Stacco musicale)

- Andrea!
- Papà!
- Piove ancora?
- Non lo so.
- Come non lo sai, se stai alla finestra?
- Cade molta acqua dal cielo, papà, ma non so se sia pioggia.
- E che vuoi che sia, figlio mio! Almeno non ti far sentire quando dici queste cose.

(Stacco musicale)

VOCE CHE ANNUNZIA - "La moglie ingenua e il marito malato".

(Stacco musicale)

INFERMIERE - (al signore che dorme) - Eh, signore, si svegli, che deve prendere il sonnifero!

(Stacco musicale)

VOCE CHE ANNUNZIA - "La spagnola"!

(Stacco musicale)

SEBASTIANO - (alla cameriera) - Luisa, hai preparato il mio bagaglio?

LUISA - Sì, signore. La valigia è pronta.

SEBASTIANO - Hai messo le mutande?

LUISA - Sì, signore.

SEBASTIANO - Quante paia?

LUISA - Uno.

SEBASTIANO - Ti avevo detto di prepararmi una valigia per quindici giorni.

LUISA - Ah, credevo che il signore mi domandasse se m'ero messa le mutande. Sì, nella valigia ne ho messe per due settimane.

(Stacco musicale)

VOCE CHE ANNUNZIA - "Viaggio di nozze in molti"!

(Stacco musicale)

PRESENTAZIONE - Permette? Sono il cavalier Fischetti. E lei?
- Io no.

(Stacco musicale)


STORIA - E adesso, signor Campanile, se la sentirebbe di consegnare alla Storia la fortuna del suo teatro?

CAMPANILE - La fortuna del mio teatro, signora, è varia e in certi momenti ha assunto caratteri addirittura drammatici.

STORIA - Il che, trattandosi di teatro, non guasta.

CAMPANILE - Vi dirò; per prima cosa che ho scritto finora circa duemilacentoventotto lavori teatrali, di cui una decina in tre atti, una cinquantina in un atto, un numero imprecisato di scene e scenette varie, duemila circa in due sole battute e una tragedia in cinque atti.

STORIA - Naturalmente, alla storia interessa soprattutto la tragedia.

CAMPANILE - La tragedia in cinque atti e per di più in versi, intitolata "Rosmunda", la scrissi a undici anni quando facevo la prima ginnasiale e la portai a scuola perché la leggessero i miei compagni. Fu un successo clamoroso. Poche tragedie sono state gustate quanto lo fu la mia da quel pubblico di giovanissimi. Bisogna anche dire i ragazzi sono solidali col compagno di scuola che scrive qualche cosa, di extra scolastico. Se ne sentono orgogliosi, come fossero un po' tutti autori di essa. Durante la lezione di latino, il quadernetto di "Rosmunda" serpeggiava fra gli scolari come una saetta. Conteso a calci negli stinchi sotto i banchi da quegli amatori della poesia tragica. Talché, a un certo punto il professor Di Lauro, che nel volto perennemente immobile soleva muovere di continuo gli occhi a destra e a sinistra. come azionati dal tic tac di un orologio, messo in sospetto da quell'armeggio, scoprì il corpo dei reato e chiese di averlo. Mentre egli sfogliava il quadernetto leggendo qua e là, spiavo la sua fisionomia per cogliervi le impressioni, in uno stato di trepidazione che si capirà riflettendo che per la prima volta la mia tragedia affrontava un giudizio critico autorevole. Quand'ecco che un certo punto, lungi dal fremere o rabbrividire, o dar segno di quei sentimenti che di solito suscita il genere tragico, il professore cominciò; a ridere sotto i baffi. Poi mi restituì il manoscritto: "Se studierai, disse, un giorno scriverai delle tragedie serie."

STORIA - Non s'ingannava.

CAMPANILE - Poiché in quei giorni si rappresentava la tragedia omonima di Sem Benelli, la mia ebbe l'avventura d'essere declamata nel salotto letterario di Lucio D'Ambra, dove convenivano belle signore e scrittori, tra cui Pirandello, non ancora autor di teatro e mio padre. E fu perfino in parte pubblicata da un giornaletto di pettegolezzi letterari. Una scena specialmente godé d'una certa popolarità; quella in cui il feroce re longobardo, tra i clamori dei simposio, porgendo a Rosmunda il teschio dei di lei padre ucciso, le diceva:

Bevi Rosmunda
nel teschio tondo
di tuo papà
re Cunimondo.

Al che, la regina rispondeva con molta buona grazia:

Caro Alboino,
bere non posso
tutto quel vino
dentro quell'osso

STORIA - Bene, sentiamo l'intera scena rappresentata. (Titoli e didascalie vengono letti)




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